Osservazioni acute, emozioni immediate e nuove interpretazioni nate dall’incontro con l’arte. Le parole e le immagini raccolte nel libricino “Al museo dico la mia!” restituiscono la freschezza e l’intensità dell’esperienza vissuta dagli ospiti del Centro diurno Savioli e loro familiari.
Cinque mattine al museo come occasione di incontro, riflessione e dialogo intorno all’arte. Il progetto, ideato e realizzato in collaborazione tra i Musei civici di Bologna e La Quadreria di ASP Città di Bologna, ha coinvolto La Quadreria, il Museo Morandi, Casa Morandi.

L’iniziativa si è articolata in diverse mattinate di visita e conversazione, dal 28 gennaio al 28 febbraio 2025. Ogni incontro si è incentrato su un’unica opera d’arte che è diventata punto di partenza per scambi sinceri, ricordi e suggestioni personali, stimolando riflessioni profonde e talvolta inattese.
ASP ha messo a disposizione volentieri proprio artistico esposto nella propria Quadreria , con i suoi capolavori del Seicento bolognese. Qui i partecipanti hanno potuto confrontarsi liberamente sulle scene e sui personaggi raffigurati, cogliendo dettagli spesso lontani dalle letture tradizionali.
Durante gli incontri, i partecipanti si sono soffermati davanti a due dipinti seicenteschi: “Susanna e i vecchioni” di Marc’Antonio Franceschini e “Betsabea al bagno” di Giovan Girolamo Bonesi.
Osservando Susanna e i vecchioni, sono emerse riflessioni sulla potenza drammatica della scena e sulla sensibilità di chi osserva. Alcuni hanno colto il dolore della giovane: «Il viso della ragazza è rosso di vergogna», o hanno espresso «un senso di repulsione e violenza», davanti a «due vecchi laidi che cercano di spogliarla».
Davanti a Betsabea al bagno, l’atmosfera era invece di stupore e ammirazione: «Sembra un momento vivo», ha commentato qualcuno, mentre un’altra voce ha confidato: «Vorrei essere la protagonista, la invidio tantissimo!». Di fronte alla grazia delle figure, un partecipante ha sintetizzato la sensazione comune: «Vedere tutte queste cose belle mi dà un senso che non so spiegare, che viene da dentro».

Queste osservazioni mostrano come l’arte, anche quando tratta soggetti complessi, stimoli ricordi, emozioni e nuove interpretazioni, diventando occasione di confronto e risonanza interiore.
Le voci di Bruno e Mara, Egle, Maria Luisa e Natasha, Oliviero, Vanna e Bianca Maria, Daniela, Riccardo, Mirella, Lorenza, Marta, Chiara e Donato, raccolte dagli operatori museali e sociosanitari che hanno gestito gli incontri hanno arricchito il dialogo, rendendo l’esperienza ancora più significativa.
“Al Museo dico la mia!” si conferma così un’occasione per generare valore sociale e culturale: l’arte, messa al centro di un dialogo autentico, diventa strumento di cura, stimolo e benessere condiviso.
La Quadreria, con le sue opere, non è stata solo un museo da visitare, ma un luogo vivo di relazione, in cui il passato artistico della città ha incontrato le voci e le storie del presente.

